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Perché il Counseling?



Vi sono persone che pur non essendo interessate alla psicoterapia o alla psicologia intesa come esercizio professionale, avvertono l’esigenza di saperne di più sulle persone con cui lavorano e su come ci si debba comportare nel comunicare e nel relazionarsi con le stesse. 

 

Medici che debbono trattare con malati terminali o con i loro familiari, avvocati impegnati in una causa di separazione, insegnanti che debbono gestire allievi difficili o con difficili rapporti con i loro genitori, oltre ad educatori, assistenti sociali, infermieri, vigili del fuoco, sacerdoti, volontari, addetti alla protezione civile etc., tutti loro necessitano di maggiori informazioni e strumenti che li rendano più abili e competenti nel momento in cui intrattengono con gli altri, per ragioni professionali, relazioni che coinvolgano aspetti umani e personali

 

Questo non significa che apprendere il counseling e i suoi metodi o le sue idee non sia adatto per psicologi e psicoterapeuti che si occupano per lo più di persone “che stanno molto male”, al contrario essi hanno molto da imparare nell’orientare la loro professione al counseling e al suo approccio umanistico e fortemente relazionale. 

 

Inoltre, il percorso formativo in counseling, giacché prevalentemente caratterizzato dall’esperienzialità, costituisce anche un’importante opportunità di crescita ed evoluzione personale

 

E’ in questo modo che il counselor apprende “a trattare con altre persone”.



Cosa significa counseling e counselor?

In inglese "to counsel" significa consigliare, raccomandare e "take counsel" significa chiedere consiglio. 

 

Nel dizionario Word Reference, "counseling" è l’atto del fornire assistenza, orientamento. 

 

Nel dizionario in rete Wiktionary, il counseling è definito come assistance (especially from a professional) in the resolution of personal difficulties

 

Bisogna inoltre aggiungere che gli inglesi impiegano abbastanza indifferentemente l’espressione go to the counselor, “andare dallo psicologo”, per definire sia un intervento di sostegno psicologico che la richiesta di un più semplice spazio di ascolto o consulenza su problematiche concrete. 

 

In Inghilterra dunque lo psicologo viene definito abbastanza comunemente counselor, il che alimenta non poco la confusione terminologica. 

 

Il counseling è dunque l'attività di elargire consigli e informazioni (uno sportello di orientamento, come lo intende il vocabolario alla lettera) oppure, come secondo la cultura anglosassone, una vera e propria relazione di aiuto? 

 

D'altra parte, counselor e counseling non vengano tradotti in italiano con termini equivalenti, sicché non risulta a prima vista facile comprendere cosa i “social workers” intendano esattamente oggi quando affermano “mi occupo di counseling” oppure “sono un counselor”.


Alcuni autori, offrono un tentativo di spiegazione ricercata nella lingua latina, da cui com'é noto, molte parole inglesi provengono: 

 

consŭlo, -is, consului, consultum, -ĕre 

 il cui il significato principale è consultare, chiedere parere

oppure:

consōlor, -aris, -ātus sum, -ari

il cui il significato principale è consolare, confortare

 

Sempre nella lingua latina si ritrova il lemma consultātĭo il cui il significato principale è consulto, domanda, quesito, richiesta di parere. 

 

Pertanto per la lingua latina il counseling potrebbe essere: l’atto del consultare, consigliare, esaminare ma allo stesso tempo anche del confortare e sostenere. 

 

Sempre facendo riferimento alla sua etimologia, si potrebbe pertanto dedurre che il counseling consista in un'attività molto ristretta nel tempo e negli obiettivi: si va a chiedere parere su di un argomento (consultazione) lo si va a chiedere a una persona “saggia” (un oracolo, oraculum consulo) e tale “seduta, consulto” dura un tempo molto breve, il tempo di elargire il “consiglio”. 

 

Durante la consultazione, ovvero nel tempo in cui avviene la relazione tra il saggio e la persona momentaneamente “all’oscuro”, accade che la seconda si senta confortata e rassicurata, e questa è la seconda caratteristica fondamentale del counseling: offrire sostegno



Accade sovente che, grazie a tale attività di conforto e sostegno umano, la persona arrivata in consultazione trovi “dentro di sé”, le risorse o soluzioni che non sapeva di possedere o conoscere, utili a risolvere il suo problema.  

 

Dunque, traducendo ai nostri giorni, il counseling si potrebbe definire come: 

 

un intervento “a breve” attuato nei confronti di qualcuno le cui “tematiche personali” stanno provocando uno stato di momentanea difficoltà, oppure confusione, disorientamento o preoccupazione anche seria (concetto di “criticità momentanea”), che egli non è in grado di risolvere o fronteggiare con i propri mezzi abituali e per le quali si rivolge a terze persone definite “esperte” nello stare vicino  qualcuno mentre quel qualcuno ricerca le sue soluzioni. 

 

Nella consultazione, la dimensione relazionale “empatica” funge da sostegno umano all’individuo che ha chiesto la consultazione stessa e può consentire il reperimento di risorse personali, utili alla risoluzione del problema, unitamente alle informazioni e ai pareri ricevuti.  

 

Un intervento infine: “in cui è essenziale aiutare l’altro a partire da delle capacità “sane” e padroneggiabili, che non necessitano [come nel rapporto terapeutico, N.d.A.] di essere riformulate o depurate da conflittualità emotive, al fine d poter essere utilizzate”. 

 

 

 

 

 Counseling, modelli e applicazioni, G. Biggio, Gangemi Editore 2012, pag. 26

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