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Perché respirare aiuta a vivere senza paura

Aggiornamento: 28 set 2023


Respirare ragazza

Non è banale dire “se vogliamo vivere, dobbiamo respirare”.

Respirare significa vivere, a seconda di quanto profonda è la nostra respirazione. Perché tra noi e il nostro respiro profondo, tra noi e l’ampiezza delle nostre capacità di assimilare la vita a pieni polmoni, ci sono le nostre difese.

Introdurre energia con il respiro significa consentire ai processi vitali dell’organismo di mantenersi attivi e sufficientemente nutriti. Non respirare a sufficienza corrisponde invece a una limitazione da noi stessi introdotta, che blocca questi processi e impedisce l’accesso alle nostre risorse interne. Il blocco è l'espressione diretta e concreta della nostra tendenza a difenderci quando qualcosa intorno a noi non ci piace o non ci offre più sicurezza.

Perché agiamo in questo modo, perché quando abbiamo paura, tendiamo i muscoli e tratteniamo il respiro?

Aver paura, in determinate circostanze percepite come rischiose, è una risposta appropriata e funzionale ed é presente in tutti i mammiferi, umani compresi.


Tigre

La percezione della paura possiede una funzione adattiva: aiuta a intravedere i pericoli per tempo, a tenere desti i sensi e decidere come rispondere: scappare, attaccare, immobilizzarci.

Da bambini, di fronte alle minacce, ci siamo per lo più immobilizzati, perché ci era necessario conservare i legami: non essendo possibile fuggire o attaccare, abbiamo bloccato il corpo, trattenuto il respiro e siamo rimasti in attesa.

E’ così che ci siamo difesi, per lo più dal mondo degli adulti e dalla loro incapacità di offrire sicurezza. Ciò ha in parte arrestato il nostro naturale orientamento espansivo, la nostra curiosità, la tendenza all’esplorazione del mondo e delle nostre stesse potenzialità.


Bambino sotto al tavolo

Ma perché blocchiamo anche il corpo? La paura non è solo mentale?

Per la teoria bioenergetica quello che accade nella mente accade anche nel corpo, poiché i processi energetici posseggono una dimensione molto ampia e complessa, agendo a più livelli.

Damasio, il noto neuroscienziato portoghese, ha affermato che le emozioni usano il corpo come loro “teatro”. Noi siamo cioè consci di sentire un'emozione solo quando ci è chiaro che essa é qualcosa che sta capitando all'interno del nostro corpo.

Quando la paura si attiva, é il nostro corpo ad avvertirla per primo, manifestandosi con l’immobilità o con uno stato di tensione a livello muscolare. La tensione è dunque la risposta fisica a una condizione mentale di allarme.

Il sistema nervoso centrale (in particolare una sua antica struttura chiamata amigdala), è già programmato per riconoscere quando una situazione è pericolosa e trasmettere al corpo i necessari messaggi di allarme e predisposizione alla successiva azione, per il controllo del pericolo stesso. Ciò significa che se le paure sono costanti, addirittura prolungate, anche gli allarmi lo sono: il sistema nervoso è iperstimolato, continua a inviare messaggi anche quando non sono strettamente necessari e il corpo non può più distendersi, neanche volendolo.

Quello che descriviamo qui é esattamente ciò che accade in caso di panico o attacco di panico: l’impossibilità a calmarsi, a distendere i muscoli e tornare a respirare serenamente.

Reazione di protezione alla paura

Siamo tutti, chi più chi meno, sufficientemente impauriti dalla vita. Perciò preferiamo non abbassare mai la guardia, per evitare di distrarci e “risvegliarci” quando é ormai troppo tardi.

E’ così che funzioniamo, perciò di norma, anche quando non vi sono rischi, facciamo fatica a tranquilizzarci. Fatichiamo cioè a rilasciare il tono dei muscoli e scaricare l’energia: continuiamo a tenere tutto sotto controllo e ancora “in tensione”, respirando male e in modo energeticamente non economico.



Conoscete il bracco tedesco?

Se lo avete visto in azione, certamente saprete che questo splendido animale, di fronte a un oggetto in movimento che sta avanzando verso di lui, fino a che non lo ha ben individuato e non ha compreso se è pericoloso o accessibile, non distende la muscolatura e continua a tenere ritta la coda. Si arresta “in tensione”, deve decidere per l’assalto, la sottomissione o la fuga.

Se stabilisce che non c'è pericolo allora “lascia andare” e attiva le sue competenze sociali: rilascia i muscoli, scodinzola e si avvicina per fare amicizia.


Cane Bracco Tedesco nell'Acqua

Noi invece non distendiamo mai la nostra muscolatura, non “scodinzoliamo” quasi mai, perché non ci sentiamo mai abbastanza al sicuro né nel nostro corpo, né in questo mondo. Petto, braccia, gambe, armatura toracica restano tesi, in costante modalità “attacco-fuga-immobilizzazione”.

Noi non facciamo più amicizia “subito”, neanche a scampato pericolo. Il bambino dentro di noi è impaurito e per giunta è difeso da un maldestro guerriero, che non è più in grado di distinguere tra ciò che è veramente ostile e ciò che non lo è. Niente bracco tedesco che sappia distinguere.



Quanti di noi dicono di percepire un terribile peso tra diaframma e stomaco?

In quell’area la capacità respiratoria si è drasticamente abbassata, la circolazione di energia è minima e non sufficiente per affrontare la vita “a petto aperto”. C'è uno stato di perenne allarme, quindi di difesa armata.

La risultante di ciò è che, dovendo attendere a una serie di compiti quotidiani, usciamo comunque nel mondo, sempre più armati, sempre più difesi, sempre meno in grado di respirare apertamente.

Con molta fatica sosteniamo la vita utilizzando riserve energetiche che non ricostituiamo mai, impoverendoci e ammalandoci. Come piante senza una buona ossigenazione, perdiamo di linfa.



La respirazione regolare e profonda aiuta invece a introdurre energia vitale nell’organismo, potenziando il corpo e provvedendo all’autoregolazione spontanea.

Respirare è un’esigenza vitale del corpo, fonte di nutrimento e benessere. Con le tecniche della bioenergetica e core energetica si re-insegna a respirare, ovvero a riprendere quella pulsazione naturale del respiro che i traumi e le angosce infantili hanno bloccato, provocando blocchi e difese.

Nella bioenergetica, con il contributo degli esercizi di decompressione dell’area toracica, della pancia e della gola, si insegna a respirare nuovamente in modo fluido e corretto. La risposta di salute può essere anche immediata.


Ma non è tutto così semplice come appare. Comprendere e attivare il processo energetico che porta a ridurre blocchi e togliere pesi che gravano sul corpo impedendo respirazione ed espansione non produce automaticamente beneficio duraturo. Non basta applicarsi “come in palestra”, si rischia la meccanicità. I principi energetici sono teoricamente semplici da comprendere, ma non di subitanea applicazione. Come mai? La spiegazione é che non si può rinunciare così facilmente alle difese da noi stessi poste davanti all’ampiezza del nostro respiro. Almeno non immediatamente.

Le nostre difese sono nobili costruzioni, edificate in tempi remoti, quando la nostra esistenza era da noi stessi considerata precaria. É lì che abbiamo imparato ad armarci e trattenere il respiro. Le difese sono abitudini ad essere in determinati modi che sono stati di successo. Quindi le difese sono utili, ma sono come i software, ogni tanto vanno aggiornate, altrimenti diventano obsolete, inutili e ostacolanti. La difficoltà sta proprio nel fare l’upgrade, nel passare ad altro, ad altri sistemi più evoluti per consentire di stare al mondo con successo.

Respirare Ragazzo

Per rinunciare a parte del nostro modo di difenderci dobbiamo essere disposti a lasciar emergere la paura del passato, i ricordi dolorosi legati alle situazioni di insicurezza e precarietà infantile. Essi sono ben più dolorosi e temuti del disagio di non riuscire a respirare in profondità ed attingere alla pienezza della vita. Ecco perché pur potendo tornare ad espanderci, resistiamo a farlo se non quando disposti ad andare oltre le nostre paure infantili.


Solamente con una nuova attitudine, nuovamente disposti a prendere dei rischi, possiamo ricevere dei benefici impiegando le specifiche tecniche corporee della bioenergetica e core energetica. Disposti cioè a lasciar emergere ciò che é chiuso dentro di noi, per tornare a respirare più liberi.

Nel corso delle classi di bodywork (che sono spazi in cui si si pratica la cura del proprio corpo e dei propri processi energetici), accade infatti sovente che le tecniche adottate per distendere il corpo e ridurre l’impatto dei blocchi, conducano all’emergere del pianto, di singhiozzi oppure si accompagnino a intense emissioni vocali con urla, grida, grugniti, ululati.

Si tratta delle tensioni emotive, sottostanti le tensioni corporee, che si stanno manifestando. Esse sono lì da lunghissimo tempo, sono quelle di cui abbiamo parlato sopra, eredità di un passato, l’infanzia, in cui non era possibile esprimerle.


Distendendo i muscoli, forzando i blocchi, trattando l’apparato respiratorio con opportune pratiche diventa invece possibile liberare il corpo stesso dalle sue tensioni, fisiche ed emotive, che fino a quel momento si erano manifestate sotto forma di ansia, sensazioni di non riuscire a respirare, peso sul petto, groppo in gola e via dicendo e senza che la persona potesse comprendere il perché di queste manifestazioni (“sono sempre stato bene, prima”).

La sensazione di benessere e di leggerezza che consegue ad una scarica vegetativa così importante (catarsi fisica ed emozionale congiunta) e a uno sblocco nel flusso respiratorio, è stata testimoniata abbondantemente dai partecipanti alle classi di bodywork: “quando ci sorprendiamo nell’atto di respirare molto liberamente, diamo l’opportunità al nostro corpo-mente di provare ogni genere di sensazioni strane e piacevoli, e abbiamo la possibilità di percepire direttamente il flusso dell’energia in noi stessi”.(1)


Respirare Tecnica

Protetti dallo spazio sicuro che il terapeuta o il facilitatore bioenergetico sanno costituire nel gruppo di bodywork, diventa possibile lasciarsi andare, ridurre le tensioni, far scivolare via le difese e liberare ciò che non è più difendibile e che deve assolutamente emergere per essere definitivamente risolto. E’ per questo che gli esercizi per apprendere a respirare meglio o per distendere il corpo non si praticano da soli: occorre una nuova situazione sicura, una base di grounding, opportunamente costituita nel gruppo dal facilitatore, che consenta quel lasciarsi andare (abbassare le difese) necessario a risolvere le tensioni in profondità. Per tutte le metodologie corporee di ispirazione neoreichiana (bioenergetica e core energetica), i processi del respiro sono fondamentali. Per il tramite del respiro, l’organismo interno, corpo e mente, riceve l’energia di cui ha bisogno, in specie per alimentare tutti i processi metabolici. La respirazione può essere considerata sana quando si esprime in modo naturale, esattamente come accade per i neonati e per i cuccioli degli altri mammiferi, quando sono a riposo. Per quanto riguarda l’inspirazione, essa appare naturale e simile a un’onda quando, a partire dal segmento naso, bocca e gola percorre tutto il corpo fino a muovere in profondità le muscolature di stomaco e bacino. L’espirazione corretta e fluida si muove sempre simile a un’onda che rimbalza in senso opposto coinvolgendo di nuovo bacino, stomaco, gola e bocca, lasciando il naso a riposo, che non é di norma coinvolto nel ritorno del respiro. Il continuo fluire in-out consente all’interezza del corpo di ricevere energia, unitamente a sensazioni di benessere, pace e armonia interna.

Respirare

Molta emotività è coinvolta nell’atto di respirare in modo volontario (ovvero con la pratica in-out da stesi, come nella foto qui accanto) per apprendere a normalizzare il respiro stesso. Inspirando traiamo infatti energia sufficiente a rilasciare tensioni emotive consistenti, sovente un insieme di ansia e irritabilità. Sono proprio le tensioni interne, annidate nella profondità delle muscolature di gambe, braccia, gola, pancia, intestino e torace a ostacolare, come accennato sopra, una respirazione piena e corretta. Le tensioni sono, d’altra parte, come spiegato, presenti proprio allo scopo di impedire al nostro essere di entrare in contatto con l’emotività derivante dai conflitti e dai traumi irrisolti. Esse sono il prezzo da pagare alla rimozione del dolore o dell’angoscia infantile, in termini di limitazione del respiro in primo luogo, qualunque sia il distretto corporeo interessato al bocco.


Abbiamo pertanto visto come le tecniche di respirazione non favoriscono dunque soltanto la normalizzazione del flusso energetico, ma possono anche permettere ai sentimenti bloccati al di sotto delle tensioni interne, di emergere in superficie, procurando un enorme beneficio in termini di salute generale.

Non si tratta infatti solo di procurare sollievo e fluidità alla circolazione dell’energia fisica, ma di andare a risolvere qualcosa di molto profondo che ristagnava in tutto il sistema persona. Il risultato, come già accennato, non è comunque così scontato, per il ben noto fenomeno della resistenza a rivivere e superare i ricordi e i dilemmi del passato e a modificare le proprie abitudini. Per questo le tecniche corporee che favoriscono il respiro, come anche altre tecniche bioenergetiche, vanno utilizzate in particolari circostanze e specie all’inizio sotto la guida attenta ed esperta di un operatore che sappia creare condizioni facilitanti e rassicuranti, ai fini di consentire la diminuzione dei controlli e degli atteggiamenti difensivi che si oppongono alla modificazione, benché ai fini migliorativi, dell’equilibrio energetico globale.



(1) La Terapia reichiana, Totton ed Edmondson, Edizioni Red pag. 31

Nicola Sensale, 2016

Riproduzione parziale o totale del presente articolo ammessa, citando l'autore medesimo.




Bibliografia

A. Lowen, La spiritualità del Corpo, Astrolabio

Alexander Lowen La Voce del Corpo, il ruolo del corpo in psicoterapia , Astrolabio, 2009

Alexander Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, 2004

Hoffmann e Gudat, Bioenergetica, Red Edizioni, 2004

F. Padrini, Esercizi di Bioenergetica, Xenia, 2007

J. Grossman, Vivere e Amare, Crisalide, 1997


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