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Che cos'è il Disprezzo?


Il disprezzo viene considerata un’emozione di non facile definizione e caratterizzazione, come anche Darwin (sopra in foto) sosteneva. 

 

In una prospettiva evoluzionistica lo possiamo considerare una modalità espressiva che serve a prepararci a fronteggiare il nemico e a non averne paura: la sua essenza è pertanto quella di svalutare e deridere l’avversario, nel tentativo di sentirsi migliore (disprezzo rinforzante) e non percepire la paura di soccombere. 

 

Si prova disprezzo, accompagnato da disapprovazione e allontanamento, anche per la violazione di norme sociali ed etiche considerate invalicabili: commettere atti che implicano la perdita dell’onore come l’aver disobbedito a un ordine militare, l’aver rivelato segreti in cambio di favori, aver disertato da una missione importante. 

 

Si prova altresì disprezzo per la debolezza altrui, se considerata colpevole: il tradimento affettivo, l’incapacità di portare sistematicamente a termine i propri obiettivi o gli obblighi assunti, l’abbandonare la famiglia o i propri figli, l’ostentare eccessiva invidia o superiorità apertamente “compensatoria”. 

 

Antecedenti situazionali del disprezzo sono anche la gelosia, l’invidia, la rivalità. 


Come si manifesta?

Il disprezzo è prevalentemente un’emozione rivolta verso gli altri che può essere manifestata sia in modo verbale tramite la derisione, l’insulto, la battuta caustica, allusiva o ingiuriosa (estesa anche alle persone significative della persone cui é indirizzata,) che con atteggiamenti unicamente mimici oppure onomatopeici  (movimenti del volto, variazione intenzionale del tono della voce, suoni di voce comunicanti un messaggio dissenziente, variazione nella direzione del sguardo, gesti offensivi con parti del corpo, specie mani e braccia). 

 

Non è sempre facile, a livello mimico-gestuale-vocale, riconoscere il disprezzo dall’ironia, dal sarcasmo, dalla derisione o dalla sfida. 

 

Nel FACS di Ekman si riconosce un solo movimento che unisce universalmente il disprezzo nelle varie culture: una fossetta che si produce ad un angolo delle labbra unitamente ad un lieve innalzamento dello stesso (dimpler), ma ciò a sua detta, non è sufficiente per distinguerlo con nettezza dalle contigue emozioni dello sdegno, superbia, ironia, scherno, etc. 

 

Diventa a quel punto determinante più che l’espressione corporea del disprezzo, per poterlo individuare, comprendere la natura dell’oggetto emotigeno bersaglio di questo sentimento e la situazione che lo ha provocato. 



Il disprezzo colpisce inevitabilmente i membri esterni al proprio gruppo sociale e diventa la base del pregiudizio su base etnica e culturale. 

 

Quanto più i membri del gruppo sociale esterno (outgroup) sono deboli o numerosamente esigui, tanto maggiore é la possibilità che diventino oggetto di disprezzo razziale dei membri del gruppo interno (in-group), che é quello predominante in un dato contesto.  

 

Credenze e teorie che sostengano l’atteggiamento disprezzante si sviluppano con facilità e con altrettanta facilità vengono veicolate perché basate su paure che sono difficili da controllare, come il timore del nemico, dell’invasione, del contagio, della perdita dei propri beni e delle proprie sicurezze, del furto e della violenza. 

 

Spesso queste forme di disprezzo servono a tenere sotto controllo altre paure, di cui è più difficile occuparsi e che coinvolgono maggiormente, ma di cui é bene non parlare. 

 

Sono molto interessanti le teorie sociologiche e socioanalitiche relative alla teoria dei gruppi, di cui gli studenti troveranno approfondimenti durante il terzo anno di corso e che spieghino in che modo i leaders politici o di gruppi sociali importanti riescano a catturare il consenso popolare manipolando a livello collettivo la percezione della realtà. 



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