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Il sentimento dell'accettazione va dimostrato ai propri figli


Solo se l'accettazione di un genitore viene percepita dal bambino, può avere una positiva influenza su di lui. Una cosa è che un genitore provi accettazione verso un figlio; un'altra cosa è riuscire a far sentire quelle accettazione.

 

E’ necessario quindi che un genitore impari a dimostrare la sua accettazione in modo che il bambino la senta.


Per poterlo fare sono richieste abilità specifiche.

 

La maggior parte dei genitori, tuttavia, tende a pensare all'accettazione come a una cosa passiva: uno stato d'animo, un atteggiamento, un sentimento. È vero, l'accettazione ha origine dall'interno, ma per essere una forza efficace nell'influenzare l’altra persona, deve essere attivamente comunicata o dimostrata.

 

Non possiamo mai essere certi di essere accettati da un altro finché non lo dimostra in un modo attivo.

 

 

I professionisti dell’ambito psicologico, la cui efficacia dipende anche dalla loro capacità di dimostrare accettazione al cliente stesso, trascorrono anni ad imparare modi per implementare questo atteggiamento attraverso le proprie abitudini di comunicazione.

 

Attraverso una formazione formale e una lunga esperienza, i professionisti acquisiscono competenze specifiche nel comunicare l'accettazione.

 

Imparano che quello che dicono fa la differenza tra il loro essere utili o meno.

 

Parlare dunque può curare e parlare può favorire un cambiamento costruttivo.

E’ necessario pertanto che il discorso relativo all’accettazione sia strutturato nella maniera corretta.


Lo stesso vale per i genitori.

 

Il modo in cui parlano ai loro figli determinerà un influenza che potrà essere positiva o negativa.

 

Il genitore efficace, come il consulente efficace, deve imparare a comunicare la sua accettazione e acquisire le stesse capacità comunicative.

I genitori della nostra scuola ci chiedono scettici: "È possibile che un non professionista come me impari le abilità di un consulente professionale?" Trent'anni fa avremmo detto: "No".

 

Tuttavia, nelle nostre classi abbiamo dimostrato che è possibile per la maggior parte dei genitori imparare a diventare agenti di aiuto efficaci per i propri figli. 

Ora sappiamo che non è la conoscenza della psicologia o la comprensione intellettuale delle persone a fare un buon consulente. 


Si tratta principalmente di imparare a parlare agli altri in modo “costruttivo”.


 

Gli psicologi chiamano questa "comunicazione terapeutica", nel senso che alcuni tipi di messaggi hanno un effetto "terapeutico" o salutare sulle persone.

 

Li fanno sentire meglio, li incoraggiano a parlare, li aiutano a esprimere i loro sentimenti, favoriscono un sentimento di valore o di autostima, riducono la minaccia o la paura, facilitano la crescita e il cambiamento costruttivo.

 

 

Altri tipi di discorsi sono “non terapeutici” o distruttivi.

Questi messaggi tendono a far sentire le persone giudicate o colpevoli; limitano l'espressione dei sentimenti onesti, minacciano la persona, promuovono sentimenti di indegnità o bassa autostima, bloccano la crescita e il cambiamento costruttivo facendo in modo che la persona difenda più energicamente così com'è.



Mentre un numero limitato di genitori ha sviluppato questa capacità in maniera spontanea, la maggior parte dei genitori deve passare attraverso un processo in cui è necessario prendere consapevolezza dei propri atteggiamenti non funzionali per poi imparare dei nuovi che siano più costruttivi. 

 

Ciò significa che i genitori devono prima esporre le loro tipiche abitudini di comunicazione per prendere consapevolezza delle dinamiche che ciò suscitano per poi imparare dei modi di comunicare più funzionali e costruttivi con i propri figli*.

 

 

 

 

 

 

 

*Estratto dal Parent Effectiveness Training di Thomas Gordon.

 

Maggiori informazioni su questo training possono essere desunte nel sito dell’Istituto Gordon. 

 

Traduzione e adattamento Luca Salvatico, dottore in Psicologia, e Nicola Sensale, psicologo e psicoterapeuta. 

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