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Songwriting: quando il tutto è più della somma delle singole parti

Aggiornamento: 9 giu 2025

Georgiana Celina Dutu


L’impiego delle Arti Terapie Espressive è riconosciuto per la sua capacità di procurare benessere sia fisico che mentale, in uno spazio sicuro e assente dal giudizio. Queste pratiche si suddividono in Arti Visive, Arti della Danza, Arti del Teatro, Arti della Scrittura e Arti Ritmico-Musicali, e il loro impiego consiste nell’attivare un processo di autoesplorazione, una modalità di esprimere ciò che per la persona è difficile manifestare attraverso il linguaggio.


Secondo Carl Gustav Jung (citato da Alessandrini, 2010), una delle figure principali del pensiero psicoanalitico, “spesso accade che le mani sappiano svelare un segreto attorno a cui l’intelletto si affanna inutilmente”. Queste parole, a mio avviso, raffigurano il potere intrinseco che l’arte ha nel dare forma a ciò che viviamo interiormente, a quei contenuti nascosti, che attraverso un’azione concreta, come scrivere canzoni, dipingere, disegnare, ecc, svela ciò che l’intelletto non riesce a decifrare.


Durante la mia esperienza da tirocinante presso l’Istituto RES, ho partecipato all’attività di Songwriting, una tecnica di scrittura musicale, condotta dallo psicologo e psicoterapeuta Nicola Sensale, e aperta a chiunque voglia partecipare, clienti, tirocinanti e studenti presso l’istituto. 





Il Songwriting rientra nella Musicoterapia, che è una disciplina che ha origini antiche, ed è definita come l'uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia) a opera di un musicoterapista qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all'interno di un processo definito. Lo scopo è di facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l'apprendimento, l'espressione, l’organizzazione, e altri obiettivi degni di rilievo nella prospettiva di assolvere bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi (Baker, Wigram, Stott & McFerran, 2008).


Il Songwriting (scrittura di canzoni), come del resto tutte le tecniche usate nelle Arti Terapie Espressive, non richiede abilità artistiche specifiche, ma permette di stimolare la propria creatività e la propria spontaneità, attraverso specifiche tecniche di riscaldamento e scrittura creativa. 


È una pratica che ha effetti liberatori, catartici, esplorativi ed educativi, che permette di accedere a parti inconsce di sé, rielaborare esperienze del passato e interpretarle in modo più funzionale. Inoltre, stimola la creazione di nuove connessioni neuronali attraverso modifiche musicali come l’aggiunta di suoni o cambi di arrangiamento che possono influenzare e trasformare le strutture mentali (Chiuni, 2022).

L’obiettivo è dunque quello di riscoprire le proprie capacità creative, portando così a sviluppare fiducia in sé stessi e un senso di sé, a migliorare l'autostima, esternalizzare pensieri, fantasie ed emozioni, e a raccontare la propria storia.



Come in ogni attività che si svolge presso l’istituto, la giornata è iniziata posizionandosi in cerchio per condividere il proprio stato d’animo e le proprie motivazioni. Personalmente ho cominciato la giornata con un po’ di timore e preoccupazione, poiché non mi sento particolarmente abile nella scrittura di poesie, testi, o nel canto. Nonostante la mia esitazione iniziale, però, ho preferito mettermi alla prova, lasciando spazio alla curiosità di scoprire come la mia creatività sarebbe emersa.

L’attività è stata introdotta dalla co-conduttrice Viola Luna Arwen Rigotti, Arteterapeuta Espressiva Intermodale, che ci ha accompagnati nella fase del riscaldamento, per poi essere gestita completamente dal conduttore Nicola Sensale. Questo momento iniziale è particolarmente importante, poiché il gruppo è composto da partecipanti, che, in alcuni casi, non si conoscono tra di loro. Favorisce dunque la scoperta reciproca e un clima di avvicinamento, lasciando spazio alla spontaneità, alla gentilezza, all’empatia e alla naturalezza, fondamentale per potersi immergere completamente nell’attività di Songwriting.


Successivamente, siamo stati invitati a fare una serie di esercizi in cui dovevamo muoverci liberamente nello spazio, emettendo suoni con l’utilizzo del corpo e della voce, lasciandoci guidare dall’istinto. Quando il conduttore è entrato nella stanza, ha avviato una melodia di sottofondo che ha trasformato l’atmosfera, e il gruppo si è trovato immerso totalmente. 


Il momento che mi ha particolarmente affascinata è arrivato subito dopo, ognuno di noi doveva fermarsi al centro della stanza, continuando il suono prodotto dalla persona che ci aveva preceduto. Così, uno dopo l’altro, abbiamo costruito una melodia collettiva fatta di voci e gesti che si intrecciavano delicatamente.

Il conduttore e la co-conduttrice, con un lieve tocco sulla spalla, ci indicavano quando iniziare o terminare, permettendoci di osservare come la melodia si trasformasse con l’assenza o la presenza di ciascuno. È stato sorprendente accorgersi di quanto ogni minimo suono o movimento fosse connesso agli altri, rivelando un momento di collaborazione. Come sostiene la teoria del campo della Gestalt, si era creato un campo di interazioni, in cui ognuno è essenziale, e il risultato è più della somma delle singole parti. 


Infatti, Kurt Lewin, pioniere della psicologia sociale, afferma che il campo è formato da tutte le sue parti, e qualunque modifica intervenga su una parte, si ripercuote su tutto il campo (Pintonello, Bellini & Pizzimenti, 2022).


La musicoterapia, attraverso il songwriting, aiuta a facilitare la creazione di un'esperienza condivisa che promuove il cambiamento. È importante che l’attività si svolga in un ambiente sicuro e di supporto per stimolare la creatività e la partecipazione attiva dei partecipanti, perciò il ruolo del conduttore è quello di fare da guida e da facilitatore nel processo di composizione musicale, creando uno spazio terapeutico che incoraggia l’espressione (Oldfield, Magill,  Kennelly, Tamplin & Davies, 2005).



In un secondo momento ci siamo messi in cerchio, invitati da Nicola a presentarci a ritmo di una base musicale. Pur avendo sempre pensato di avere un buon senso del tempo, in quel momento mi sono resa conto di quanto possa essere difficile coordinare più elementi insieme, come seguire il ritmo, osservare il gruppo per capire quando fosse il proprio turno, e mantenere l’attenzione. 


Questi esercizi ritmici e di attenzione sono mirati a vivere il presente, e per quanto difficile possa risultare, l’unico modo per riuscire è quello di smettere di controllare i movimenti lasciandosi trasportare dall’esperienza e accogliendo il ritmo, che può connettere maggiormente con il gruppo.

Ciò che ho realizzato è che, in questa attività è importante accogliere i fallimenti per non farsi sopraffare dal giudizio, anche attraverso una sana condivisione di umorismo “scaccia-tensione”. Il gruppo infatti mi ha permesso di aprirmi, in quanto condividere le stesse difficoltà con i partecipanti è stato rassicurante, dimostrando quindi che l’errore non è un ostacolo, ma parte del processo.


Il momento che ho maggiormente apprezzato è stato quello successivo. Ci siamo divisi in gruppi di quattro o cinque persone e, in modo alternato, due gruppi tenevano il ritmo battendo le mani, e altri due cantavano improvvisando monosillabi, creando una scena che ricorda le sfide tra i rapper. 

Interessante è stato vedere come, nonostante non ci fosse un testo vero e proprio con parole scandite, la canzone finale risultasse orecchiabile e soddisfacente, proprio perché creata dalla creatività collettiva del gruppo. L’intento era quello di dare libero spazio alla nostra capacità di improvvisazione, rispondendo in base a ciò che l’altro gruppo proponeva. Questo momento ha trasmesso molta energia, grazie alla collaborazione che si era creata sia all’interno dei gruppi che tra i gruppi.


Condividere con il gruppo le emozioni, il divertimento, le insicurezze e le esperienze, seppur differenti, in qualche modo unisce, portando alla creazione di momenti unici e ineguagliabili, favorendo maggior fiducia in sé stessi e maggiore autostima.

Ho osservato come la stanza si sia riempita di energia e vitalità, un divertimento autentico. Con il passare degli anni, è normale che molte capacità, come la curiosità, la giocosità e l’abbandonarsi al momento presente, si affievoliscono, soffocate dalle strutture cognitive razionali. Tuttavia l’arte terapia offre uno spazio in cui queste dimensioni, seppur non in modo istantaneo, possono riemergere ed entrare in contatto con quell’Io bambino che è ancora presente in ognuno di noi, seppur in maniera sfuocata. 


In seguito ad una breve pausa, il conduttore ci ha invitati a prendere carta e penna, scegliere individualmente un posto nella stanza, e fare un brainstorming di parole che ci venivano in mente pensando al concetto di esistenza. Ci è stato poi chiesto di liberare la creatività e dar vita a delle strofe e dei ritornelli, il tutto in totale tranquillità, senza distrazioni e usando la semplicità. 


Il Songwriting favorisce l'espressione emotiva e la comunicazione, con tecniche specifiche per guidare i partecipanti nel processo di creazione musicale. Le canzoni possono dunque fungere da "metafore sonore" per esplorare e risolvere emozioni o conflitti interni, e possono diventare un modo per migliorare la consapevolezza di sé.


Già nei giorni precedenti all’attività, percepivo costante preoccupazione legata alla possibilità di fallire. Questo si è poi effettivamente concretizzando inizialmente, perchè si è manifestato un blocco mentale che ha limitato la mia espressione creativa. 

Tuttavia, in seguito a questa partecipazione, sono arrivata alla conclusione di dovermi fidare molto più del mio istinto, lasciando fluire le idee e cercando di superare i miei limiti. 

Personalmente ritengo che, partecipando a queste attività e sperimentando, passo dopo passo, si possa stimolare e allenare la propria creatività, facendo emergere parti di cui non si è nemmeno a conoscenza. 


L’ultima parte dell’attività consisteva nel dividerci in gruppi, sempre da quattro o cinque persone, scegliere una base musicale e unire le strofe e i ritornelli di tutti i membri del gruppo, per creare un pezzo rap ed esibirlo davanti agli altri partecipanti. Questo momento è stato speciale, un momento di complicità, di intreccio di idee, ispirazioni, emozioni e sentimenti. Dovevamo inoltre scegliere anche un titolo per la canzone, e un nome per il nostro gruppo, dando ancora più forma all’esperienza, rendendola più personale e significativa.


È stato piacevole collaborare, confrontarsi e mettersi d'accordo, rispettandosi a vicenda e arrivando ad un comune accordo. 


L’obiettivo finale dell’esperienza era quello di esibire in gruppo la creazione finale del proprio pezzo musicale. Quando il conduttore ha pronunciato la parola “esibizione”, ho subito avvertito un’ansia che si è poi affievolita al pensiero che non mi sarei esibita da sola, ma con le mie compagne. Questo momento infatti, sebbene inaspettato, ha abbattuto le mie difese, permettendomi di apprezzare il momento, e divertirmi cantando e ballando, sul pezzo che noi stesse avevamo creato unendo la nostra creatività. È stata un’esperienza unica e coinvolgente, fatta di divertimento e gioco, che ha suscitato in me molte emozioni, sia negative che positive, e che sono riuscita ad accettare e accogliere. 



La musica è un potente fattore sociale, capace di unire e creare relazioni interpersonali. La psicologia della Gestalt enfatizza l'importanza del contesto e delle relazioni tra gli elementi. In questa attività è emerso quel potere collettivo dato dall’interazione dei singoli elementi, un intreccio di voci, corpi ed emozioni, che ha preso forma in qualcosa di più grande, una connessione di parti individuali di sé, che hanno contribuito alla costruzione di un brano comune, generando così un’opera collettiva, magica e unica, che parla di ognuno dei membri. 


In conclusione, in seguito a questa esperienza, posso affermare che la musica detiene un grande valore relazionale nella costruzione dei legami fra persone. Promuove il benessere fisico stimolando la coordinazione motoria, migliora le funzioni cognitive come memoria, creatività e attenzione, e offre ai partecipanti un mezzo per esprimere emozioni che potrebbero essere difficili da verbalizzare. Incoraggia inoltre alla collaborazione sviluppando coesione di gruppo, aumentando la comprensione di sentimenti e bisogni, sia propri che altrui, e migliora le dinamiche sociali e le relazioni tra i partecipanti. 


Se dovessi scegliere una parola che descriva al meglio questa esperienza, sceglierei la parola Stupore. Stupore nel vedere come le difese si abbassano, come la creatività emerge e come è possibile lasciarsi andare al gioco e al divertimento, cosa che non avviene durante la quotidianità. Stupore nel percepire l’energia dei partecipanti e nel notare come, in maniera quasi automatica, la condividessimo tra di noi. 






Bibliografia 

Alessandrini M., (2010). “Le terapie espressive: una via per la scoperta e l’utilizzo dei fattori terapeutici nascosti”. Attori specifici e aspecifici della riabilitazione psicosociale, II parte, 45-69.


Baker F., Wigram T., Stott D., McFerran K., (2008). “Scrittura terapeutica di canzoni in musicoterapia: Parte I: Chi sono i terapeuti, chi sono i clienti e perché si usa la scrittura di canzoni?” Nordic Journal of Music Therapy, 17 (2), 105–123. https://doi.org/10.1080/08098130809478203.


Chiuni S., (2022). “I ricordi, le emozioni, le parole, la poesia e la musica: La musicoterapia al Centro Diurno la Baracca”. APIM Associazione Professionale Italiana Musicoterapisti.


Jung C. G.(1976). Die transzendente Funktion. 1916/58. Tr. it.: La funzione trascendente. In: Opere,vol. VIII, La dinamica dell’inconscio. Torino: Boringhieri.


Oldfield A., Magill L., Kennelly J., Tamplin J., Davies E., (2005). “Songwriting: Methods, techniques and clinical applications for music therapy clinicians, educators and students”. Jessica Kingsley Publishers.


Pintonello A., Bellini B., Pizzimenti M., (2022). “Sistemi e Gestalt: la Gestalt e la visione del sistema”. Rivista Scientifica di Studi Transdisciplinari, 73. 


1 commento


Yung
Yung
4 giorni fa

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